
LUI: MARIO
Franca Nuti
Vorrei essere un critico illuminato, sapere tutto dell’arte per esprimere adeguatamente quello che le mani di Rossello ci hanno dato.
Perché Rossello ha avuto la meravigliosa, invidiabile qualità d’essere: pittore, scultore, ceramista, poeta, amico, padre, marito, attento osservatore al lavoro degli altri con umiltà e grandezza.
Profondamente legato agli artisti del suo tempo per i quali si prodigava e per i quali aveva un costante, profondo rispetto. Ricordo, ad Albisola, sede della sua nascita artistica, e dove Gian Carlo ed io lo abbiamo incontrato negli anni Cinquanta legandoci a lui con profonda amicizia, ricordo la devozione e la stima che lui aveva per Agenore Fabbri.
Oltre al lavoro che svolgeva con enorme passione nei momenti di pausa dedicava il suo tempo alla vita in tutte le sue sfaccettature, senza tregua, con un ritmo invidiabile, sempre sorridente.
In occasione di quell’autentico e geniale Un chilometro distrada tra Albisola e Savona, lo ricordo felice del suo eccezionale lavoro. Dico che, al di là del valore dei suoi mitici uccelli, dei suoi cieli, dei suoi alberi, dei suoi fiori svettanti verso I’azzurro, dei suoi consigli di amministrazione e dei suoi uomini robot, c’era la sua anima la sua umanità semplice e complicata, il suo senso critico sull’evoluzione del mondo e nello stesso tempo la consapevolezza che quello che sta accadendo inesorabilmente muterà ogni cosa. C’era il sorriso, la fede inalienabile della “necessità” dell’arte. Credo “un grande”. E il tempo, a volte così lento, capirà chi era ed è Mario Rossello e lo compenserà per il suo riserbo, il suo infaticabile lavoro di ricerca, con un successo che valicherà i confini della sua terra e del nostro paese.